giovedì 12 marzo 2020

L'acqua fresca e pulita di un pozzo diverso dagli altri (Giovanni 4:5-42)



Mi ricordo che quand'ero piccolo andavo in vacanza presso due mie anziane zie ad est di Moncalieri, non lontano da Torino. Oggi quella zona è piena di palazzi ed affollata di gente, ma allora era come essere in campagna. Mi ricordo del grande orto che coltivavano e del recinto delle galline. Mi ricordo però anche di un pozzo dal quale si poteva attingere acqua girando una ruota metallica. L'acqua che sgorgava era fresca ed aveva un gusto particolare molto buono diversa da quella che esce dal normale rubinetto della rete idrica. Un tempo, per quella casa c'era solo quella fonte d'acqua ed era sufficiente per tutte le necessità della famiglia e dell'orto.

Nell'antico Israele l'acqua dei pozzi era considerata un prezioso dono di Dio. Quando Gesù, un giorno, affaticato per il viaggio, giunge ad una città della Samaria chiamata Sicar, arriva nei pressi di un pozzo fatto scavare dall'antico patriarca Giacobbe per la sua famiglia. Se ne erano serviti per secoli, e ne beneficiavano ancora gli abitanti di quel luogo, i Samaritani, anche se non erano propriamente ebrei. Gesù si siede presso quel pozzo ma non ha nulla per attingere acqua. Attende così che arrivi qualcuno. Era un'ora inconsueta, sul mezzogiorno, ed arriva con il suo otre, una donna samaritana. Gesù, così chiede a quella donna se può dargli da bere. E' con lei che Gesù comincerà una lunga conversazione. Non sarebbe stato appropriato allora intrattenersi con una donna sconosciuta e per giunta per lui straniera. Non importa, quel che ne esce è una lezione importante, per lei e per noi che riceviamo questo racconto. Non potremo oggi trattare tutti gli insegnamenti che contiene, ma ci concentreremo solo su uno che ha a che fare con l'aqua e il suo simbolismo. Sentiamone così prima il racconto. Lasceremo poi la lettura degli altri testi biblici connessi di questa domenica solo al termine della nostra riflessione per chi volesse pure sentirli direttamente.

"Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu lo avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»" (Giovanni 4:5-42).

L'acqua è essenziale per la vita umana. Gesù, l'eterno Figlio di Dio fattosi uomo, ne aveva pure bisogno esattamente come noi. Chiede a quella donna un gesto di solidarietà verso di Lui. Sfidando le convenzioni di allora, lei gliela fornisce. Per lei non c'era nessun problema a farlo. C'erano lì solo loro due, e Gesù la accetta con riconoscenza. Gesù, nel corso della sua conversazione con quella donna, le propone, però, qualcosa che in quei termini la lascia allibita. Subito non si rende conto che Gesù parlava in modo figurato. Si tratta, però, di qualcosa di altrettanto importante come l'acqua lo è per il corpo e del quale solo Gesù ne è la fonte.

Infatti, non solo "forse", ma Gesù era ed è più grande anche di Giacobbe, al quale Dio aveva detto: "Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!" (Genesi 32:29). Gesù è la risposta alle aspettative di Giacobbe e di tutti I profeti di Israele. A che cosa è stato delegato Gesù, il Figlio eterno di Dio fattosi uomo, il Messia, il Salvatore? A mettere di nuovo, e a tutti gli effetti, creature umane in comunione con Dio, sorgente della loro vita. Solo così la loro "sete esistenziale", causata dal peccato, avrebbe potuto essere soddisfatta e per sempre! 

La cosa non è ancora ben chiara per quella donna, ma chiede a Gesù di ricevere quella "acqua", così come comanda di fare l'Evangelo. Gesù è ben lieto di poterlo fare, ma aggiunge qualcosa che riguarda la vita privata di quella donna. Gesù la chiama, di fatto, pure a ravvedersi dalla via disordinata alla quale era avvezza e della quale, con grande sorpresa di quella donna, Gesù era consapevole! Argomento scottante e imbarazzante, ma non sarebbe stato per lei un'opzione! 

Quella donna cerca così di cambiare l'argomento del discorso! Pensava: "Visto che costui sta parlando di religione ed è un ebreo, facciamogli una domanda di religione, magari su una questione controversa come sul 'dove' dobbiamo adorare Dio, a Gerusalemme oppure nei santuari della Samaria". Gesù le risponde dicendo che questioni religiose di quella fatta sono superflue e non sostanziali. Adorare Dio, essere in comunione con lui, non è questione del "dove", ma del "come". Verrà il giorno, anzi, è già venuto, in cui non avrà più alcuna importanza dove adorare Dio. Lo si può (e lo si deve) fare in qualunque luogo quando, grazie a Gesù, si riceve lo Spirito di Dio che tocca ogni aspetto della nostra vita. Inoltre sarà importante, anzi, essenziale, farlo in modo conforme alla verità rivelata, che esprime la Sua volontà.

E' proprio in quel momento che "cadono le difese" di quella donna e Gesù le si rivela apertamente, senza alcuna ambiguità, come l'atteso Messia. "Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te»". E' così che quella donna che, piena di una gioia incontenibile, lascia lì la sua anfora e senza alcun imbarazzo o riserva, va a chiamare I suoi compaesani, affinché vengano a conoscere Gesù. Di fatti: "...andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?»". Alla fine: "quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»".

Che magnifica lezione, vero? Chiamati dalla voce misericordiosa di Dio in Cristo ad abbandonare gli amari frutti della nostra ribellione a Lui per bere generosamente l'acqua fresca e dissetante che troviamo in Gesù, che è pienamente disponibile. E' proprio qui che si vede quanto futili siano tanti "dibattiti religiosi" e i soliti futili discorsi. In Gesù c'è ben altro e di maggior sostanza. Che ciascuno di voi, allora, possa in questo momento ripetere le parole del Salmo 95, che ora verrà letto.
Invito all'adorazione. Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. Perché grande Dio è il Signore, grande re sopra tutti gli dèi. Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. Suo è il mare, è lui che l'ha fatto; le sue mani hanno plasmato la terra. Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. Se ascoltaste oggi la sua voce! »Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: ,mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere. Per quarant'anni mi disgustò quella generazione e dissi: «Sono un popolo dal cuore traviato, non conoscono le mie vie». Perciò ho giurato nella mia ira: »Non entreranno nel luogo del mio riposo»" (Salmo 95).
Domenica 15 Marzo 2020 - Terza domenica di Quaresima


Preghiera: Onnipotente Dio, tu sai che non abbiamo alcun potere in noi stessi per poter aiutare noi stessi: preservaci sia esteriormente nel nostri nostri corpi che interiormente nelle nostre anime, affinché possiamo essere difesi da tutte le avversità che possono accadere al corpo e da tutti i pensieri malvagi che possono aggredire e ferire l'anima; per Gesù Cristo nostro Signore, che vive e regna con te e lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

martedì 3 marzo 2020

La necessità della rigenerazione (Giovanni 3:1-17)



Limitarci a vivere "secondo la carne" (è un'espressione biblica) è fare come i maiali che sguazzano nel fango e pure ne godono. Quello sta nella loro natura, e non puoi cambiarla. L'essere umano, però, era destinato a ben altro. Dante Alighieri fa dire ad Ulisse nel canto XXVI dell'Inferno nella sua "Divina Commedia": "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". Ulisse chiede cioè ai propri compagni di pensare alla propria origine: non sono stati creati per vivere come animali, ma per seguire la virtù e la conoscenza, per essere - diciamo noi - in consapevole e attiva comunione con Dio. E' quanto il Salvatore Gesù Cristo dice a Nicodemo, che pure era un'intellettuale, ma che pareva non sapesse nulla della necessità della personale rigenerazione o rinascita. Ascoltiamone il racconto dal vangelo secondo Giovanni, capitolo 3.

Gesù e Nicodèmo. "Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d'Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui" (Giovanni 3:1-17).

Il Salvatore Gesù Cristo dice a Nicodemo: "Tu sei maestro d'Israele e non conosci queste cose?". Già. Tanti ancora oggi non si rendono conto che l'umanità, anzi, tutti noi senza esclusione, abbiamo bisogno di una profonda rigenerazione morale e spirituale, altrimenti... Non lo sanno, o forse lo sanno, ma fanno finta di non saperlo e tirano fuori ogni sorta di scuse per non interessarsene. Come abbiamo citato all'inizio, bene diceva Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, in una terzina che vorrei che poteste ascoltare ancora una volta. Dice:

"'O frati', dissi "che per cento milia perigli siete giunti a l’occidente, a questa tanto picciola vigilia d’i nostri sensi ch’è del rimanente, non vogliate negar l’esperienza, di retro al sol del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Li miei compagni feci io sì aguti, con questa orazion picciola, al cammino che a pena poscia li avrei ritenuti" (Divina Commedia, Inferno, XXVI).

Non si tratta solo di crescere dal punto di vista culturale (che già è importante) ma di sviluppare virtù morali e spirituali che possano farci elevare dal livello dei bruti in cui siamo caduti come umanità (nonostante le belle maniere che potremmo avere) e che coltiviamo spesso con piacere, considerando questo modo di vivere persino "naturale". La realtà, perè è ben altra, come sappiamo nel profondo del nostro cuore. Infatti, come bene sintetizzano i Canoni di Dordrecht: 

"L'uomo è stato creato ad immagine di Dio. Nel suo sapere gioiva della vera e salutare conoscenza del suo Creatore nonché delle cose spirituali, di giustizia nella sua volontà e nel suo cuore, di purezza nei suoi affetti. È stato quindi creato interamente santo. Ma essendosi allontanato da Dio sotto l'influsso del Diavolo e ciò per sua spontanea volontà, si è privato da solo di questi eccellenti doni. Ha invece attirato si di sé, la cecità, orrendi tenebre, la vanità e la perversità di giudizio nel suo capire, la cattiveria, la ribellione e la durezza nella sua volontà e nel suo cuore, come pure l'impurità in ogni suo affetto". E ancora: "Tutti gli uomini sono perciò concepiti nel peccato e nascono figli di collera, incapaci di ogni bene salutare, propensi al male, morti nel peccato e schiavi del peccato. Senza la grazia dello Spirito che rigenera, non vogliono, né possono tornare a Dio, né correggere la loro natura depravata e nemmeno portarvi un miglioramento".

Una trasformazione interiore, la rigenerazione morale e spirituale è possibile. Non la possiamo attuare da noi stessi, ma è l'opera di Dio, lo Spirito Santo, per tutti coloro che, giunti ad essere profondamente consapevoli della loro miseria morale e spirituale e rinunciando ad ogni illusione, implorano Dio per esserne liberati e accolgono Gesù, il Cristo, che Dio ha mandato come nostro Salvatore. 

Nicodemo si sentiva irresistibilmente attratto da Gesù, sapeva che in lui, Gesù, c'era "qualcosa di speciale". Teme di farlo apertamente e va a trovarlo a casa sua, segretamente, di notte. Forse Nicodemo si vergognava di farlo apertamente. Nicodemo era "un intellettuale", temeva forse che I suoi colleghi ridessero di lui se si fosse interessato "troppo" di Gesù. In una società come la nostra, ostile all'impegno verso Dio e che si prende gioco delle "persone religiose", probabilmente anche tu ti sei sentito o ti senti in imbarazzo per accostarti con sincero interesse alla persona di Gesù ed al suo messaggio. Forse anche tu ti nascondi nell'anonimato di un sito web. Forse avresti vergogna di entrare in un locale di culto, ad andare a far visita ad un ministro cristiano per fargli delle domande e perché ti esponga la via di salvezza che da sempre ci presenta la la Parola scritta di Dio. Era successo anche a me che ti parlo oggi. Mi aggiravo la domenica mattina fuori dai locali di una comunità evangelica, e per ben due o tre volte non ero entrato. Indubbiamente, però, era Dio che mi chiamava e mi stava attirando a sé. Nessun altro mi aveva incoraggiato a farlo. Una volta, però, un cristiano di quella comunità era lì, fuori che aspettava che fosse l'ora del culto ed aprissero le porte. Aveva notato la mia presenza forse altre volte. Ecco così che si accosta a me e mi parla. Quello era stato l'inizio, per me, di un cammino spirituale che mi avrebbe portato a conoscere veramente il Salvatore Gesù Cristo, le sue virtù, i suoi doni. Per me era stata una chiamata silenziosa. Rispondendovi, non ne sono mai stato deluso.

Con la vocazione personale che Dio ci rivolge, rispondendovi, scopriamo che, nonostante la nostra indegnità, è Dio che vuole cominciare in noi una grande opera che chiamiamo rigenerazione morale e spirituale, una nuova nascita. E' misteriosa come il vento che soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va. Poi, però, ti rendi conto che era reale e che Dio, in Cristo, voleva darmi la grazia della salvezza dalle miserie e dannazione del peccato, mettermi in consapevole comunione con Lui come discepolo di Cristo, per essere rinnovato profondamente e darmi un compito da svolgere nella diffusione del Suo regno. Qualcosa di simile era accaduto all'antico Abramo, che la Scrittura chiama "il padre dei credenti", loro prototipo. Ascoltiamo il testo che ci parla della chiamata di Abramo.

La chiamata di Abramo. "Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran" (Genesi 12:1-4).

Abramo non aveva meriti da vantare. Sapeva di essere un peccatore meritevole solo della perdizione, eppure la grazia di Dio lo elegge e lo raggiunge. Di Abramo l'apostolo Paolo scriveva le seguenti parole:

L'esempio di Abramo. "Che diremo dunque di Abramo, nostro progenitore secondo la carne? Che cosa ha ottenuto? Se infatti Abramo è stato giustificato per le opere, ha di che gloriarsi, ma non davanti a Dio. Ora, che cosa dice la Scrittura? Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia. A chi lavora, il salario non viene calcolato come dono, ma come debito; a chi invece non lavora, ma crede in Colui che giustifica l'empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. Così anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere (...) Infatti non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede. Se dunque diventassero eredi coloro che provengono dalla Legge, sarebbe resa vana la fede e inefficace la promessa. La Legge infatti provoca l'ira; al contrario, dove non c'è Legge, non c'è nemmeno trasgressione. Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi - come sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli -davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che non esistono" (Romani 4:1-5, 13-17).

Dio sta innalzando, attraverso l'annuncio dell'Evangelo, il suo Figlio Gesù Cristo per attirare a Lui, misteriosamente per noi, coloro ai quali vuole concedere la sua grazia, la salvezza dalle umane miserie. Probabilmente è quello che sta accadendo anche a te, se sei giunto fino a questo punto della nostra riflessione. Riascoltiamo il nostro testo evangelico che dice:

"...E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui".

Che il Signore voglia che questo accada pure a te, tanto che tu possa ripetere con piena consapevolezza della verità che esprimono, le parole del Salmo 121 che ascoltiamo ora e con le quali chiudiamo il nostro messaggio.

Salmo 121. Canto dei pellegrini. Alzo gli occhi verso i monti: chi mi potrà aiutare? L'aiuto mi viene dal Signore che ha fatto cielo e terra. Il Signore non ti lascerà cadere, veglia su di te, senza dormire. Certo non dorme né riposa, lui, che veglia su Israele. Su di te veglia il Signore, ti protegge con la sua ombra, sta sempre al tuo fianco. Il sole non ti colpirà di giorno, né la luna di notte. Il Signore proteggerà la tua vita, ti proteggerà da ogni male. Il Signore ti proteggerà quando parti e quando arrivi, da ora e per sempre!" (Salmo 121).


Domenica 8 marzo 2020 - Seconda domenica di Quaresima

Letture bibliche: Genesi 12:1-4; Romani 4:1-5, 13-17; Giovanni 3:1-17; Salmo 121

Preghiera: O Dio, la cui gloria è sempre quella di avere misericordia: sii misericordioso con tutti coloro che si sono smarriti dalle tue vie e riportali di nuovo con cuore penitente e fede ferma ad abbracciare e tenere ferma la verità immutabile della tua Parola, Gesù Cristo tuo Figlio; che con te e lo Spirito Santo vive e regna, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

martedì 25 febbraio 2020

Sedotti e abbandonati (Matteo 4:1-11)



Sedurre è considerato "un'arte", qualcosa che si può apprendere. Non mancano i manuali che insegnano: "Come imparare l'arte della seduzione". Non riguarda soltanto la seduzione a fini sessuali, che in negativo è anche detta "adescamento" (quello che fa l'amo con il pesce), ma anche la pubblicità commerciale o la propaganda politica. "Attirare a sé a fini non buoni" è il significato di fondo che meglio può descrivere il termine "tentazione". Quali ne sono le caratteristiche e come la si può smascherare e respingere? La consideriamo oggi nell'episodio evangelico delle tentazioni di Cristo, come le troviamo in Matteo 4:1-11. Ascoltiamone prima di tutto il testo.

Le tentazioni di Gesù. "Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano" (Matteo 4:1-11).

Il termine italiano "sedurre" può avere diverse accezioni.

(1)  Sviare dal bene persuadendo con lusinghe e allettamenti a compiere cattive azioni, come in "lo sedusse con la speranza di facili guadagni". (2) Indurre in errore, trarre in inganno, come in "il giudice non si lasciò sedurre dalle sentenze precedenti". (3) Indurre una persona, specialmente affascinandola, a iniziare una relazione amorosa o ad avere rapporti sessuali. (4) Per estensione: affascinare, attrarre in modo irresistibile: musica, bellezza, come in "uno sguardo che seduce".

La volontà di Dio, come espressa dalla Sua Legge, è sempre buona, giusta, e salutare. Di lui possiamo sempre avere fiducia, in tutto ciò che Egli fa e comanda, anche se potremmo non sempre comprenderlo. Quanto fa, dice e comanda possiamo sempre essere sicuri che "sa quello che sta facendo" e che è per il bene. Chi è che, però, lo contesta, lo mette in questione, lo nega? Un suo avversario, un suo malefico concorrente che pretende di sapere meglio come le cose debbano essere gestite e che opera per pregiudicare e distruggere la reputazione di Dio, la sua parola, le sue opere. La Bibbia lo chiama Satana, l'avversario, bugiardo ed assassino. Lo troviamo in azione mentre cerca di sedurre e sviare, e con successo (a loro danno) i nostri progenitori, culmine della creazione. Leggiamone il racconto nei primi capitoli della Genesi. Si tratta di quanto continua ancora ad avvenire a tutt'oggi: insinuare sfiducia in Dio e far credere che gli umani possano essere autonomi e più sapienti di Dio stesso.

"Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire» (...) Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: «Non dovete mangiare di alcun albero del giardino»?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: «Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete»». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture" (Genesi 2: 15-17; 3: 1-7).

Adamo ed Eva si lasciano abbindolare dall'avversario di Dio e quello è l'inizio della loro (e nostra) rovina. Il Signore e Salvatore Gesù Cristo è descritto dalla Bibbia come "il secondo Adamo", essere umano che è ciò che noi dovevamo essere, in perfetta ed armoniosa comunione con Dio. L'avversario di Dio "ci prova" anche con Lui, ma I risultati sono diversi. 

Gesù resiste, non cade in tentazione, anzi, risponde riaffermando fiducia nella Parola di Dio. Gesù, nutrendosi con fiducia del pane della Parola di Dio, respinge la tentazione di perseguire la salvezza secondo I seducenti ma fallaci metodi di questo mondo, la "via larga e facile". Gesù respinge la tentazione di mettere alla prova Dio, come se Dio avesse prima bisogno di "dimostrare" la sua esistenza e verità delle sue affermazioni. Gesù respinge la tentazioni di illusori vantaggi immediati alla sua azione, preferendo "la via della croce", quella più dura, ma l'unica efficace e duratura.

Sì, c'è una grande differenza dal comportamento miope e folle del "primo Adamo" che conduce alla perdizione e quella del "Secondo Adamo", "uomo nuovo" che conduce alla nostra salvezza. Ecco perché l'Evangelo ci chiama ad unire la nostra vita oggi stesso a quella del Cristo. Ecco che cosa al riguardo scrive l'apostolo Paolo:

"Il peccato è entrato nel mondo a causa di un solo uomo, Adamo. È il peccato ha portato con sé la morte. Di conseguenza, la morte passa su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato (...) Adamo era la figura di colui che doveva venire. Ma quale differenza tra il peccato di Adamo e quel che Dio ci dà per mezzo di Cristo! Adamo da solo, con il suo peccato, ha causato la morte di tutti gli uomini. Dio invece, per mezzo di un solo uomo, Gesù Cristo, ci ha dato con abbondanza i suoi doni e la sua grazia. Dunque, il dono di Dio ha un effetto diverso da quello del peccato di Adamo: il giudizio provocato dal peccato di un solo uomo ha portato alla condanna, mentre il dono concesso dopo tanti peccati ci ha messi nel giusto rapporto con Dio. Certo, la morte ha dominato per la colpa di un solo uomo; ma ora si ha molto di più: quelli che ricevono l'abbondante grazia di Dio e sono stati accolti da lui parteciperanno alla vita eterna unicamente per mezzo di Gesù Cristo. Dunque uno solo è caduto, Adamo, e ha causato la condanna di tutti gli uomini; così, uno solo ha ubbidito, Gesù Cristo, e ci ha ristabiliti nella giusta relazione con Dio che è fonte di vita per tutti gli uomini. Per la disubbidienza di uno solo, tutti risultarono peccatori; per l'ubbidienza di uno solo, tutti sono accolti da Dio come suoi" (Romani 5:15-19).

Il "primo Adamo" e noi con lui, soccombe alla tentazione e si avvia ineluttabilmente verso la morte, la perdizione. Noi tutti facciamo parte dell'umanità perduta. Siamo diventati "un vuoto a perdere". Solo che una nuova umanità è stata creata con Cristo e in Cristo. In Lui Dio ci fa la grazia di poter essere ricuperati. Ecco perché siamo chiamati ad affidarci a Lui per essere da lui e con lui trasformati. Unendo per fede la nostra vita a Lui e diventando Suoi discepoli, il nostro destino di perdizione, il nostro processo di progressivo decadimento viene interrotto e ribaltato. Con Cristo resistiamo alle reiterate lusinghe dell'avversario di Dio, riaffermando fiducia ed ubbidienza alla volontà rivelata di Dio. Con Cristo possiamo essere vittoriosi sulle tentazioni /seduzioni di Satana. 

Siamo chiamati ad unirci a Cristo dopo esserci ravveduti dal peccato della nostra ribellione a Dio ed alle sue leggi. Lo possiamo fare a cominciare dalla preghiera dell'antico Salmista (il Salmo 32) dove egli confessa il suo peccato e la sua fede. Prego che, mentre la ascoltiamo in chiusura della nostra riflessione, essa possa diventare anche la vostra.

Felice l'uomo al quale Dio ha perdonato la colpa e condonato il peccato. Felice l'uomo che ha il cuore libero da menzogna e che il Signore non accusa di peccato. Finché rimasi in silenzio, ero tormentato tutto il giorno e le mie forze si esaurivano. Giorno e notte, Signore, su di me pesava la tua mano, la mia forza s'inaridiva come sotto il sole d'estate. Allora ti ho confessato la mia colpa, non ti ho nascosto il mio peccato. Ho deciso di confessarti il mio errore e tu hai perdonato il peccato e la colpa. Perciò i tuoi fedeli ti pregano quando scoprono il proprio peccato. Potrà anche venire un diluvio, ma non riuscirà a sommergerli. Tu sei per me un rifugio; mi proteggi da ogni avversità e mi circondi con canti di salvezza. Il Signore mi dice: "Voglio istruirti e insegnarti la via da seguire, vegliare su di te e consigliarti. Non essere senza intelligenza non fare come il cavallo o il mulo: se non li costringi con il morso o la briglia, non si avvicinano a te". Per i malvagi, quante sofferenze! Ma il Signore circonda con la sua bontà quelli che in lui hanno fiducia. Il Signore sia la vostra gioia. Voi giusti, voi uomini onesti, rallegratevi ed esultate. 

Domenica 1 Marzo 2020 - Prima domenica di Quaresima


Preghiera: Onnipotente Dio, il cui Figlio benedetto fu sospinto dallo Spirito per essere tentato da Satana: Vieni presto per aiutarci, noi che siamo assaliti da molte tentazioni; e, come conosci i punti deboli di ciascuno di noi, lascia che ognunodi noi faccia esperienza della tua potenza di salvezza; per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore, che vive e regna con te e lo Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.