martedì 17 marzo 2020

Avere occhi che funzionano e non vedere (Giovanni 9)



Il motto dell'antica università di Oxford in Inghilterra è "Dominus Illuminatio Mea", una frase in latino tratta dal primo versetto del Salmo 27 che dice: "Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?". Testimonia dei principi cristiani sui quali era stata fondata quell'università. In quell'università (come in altre simili) quella luce oggi si è spenta, perché i principi cristiani sono stati in essa praticamente ripudiati, prevalendo oggi ogni sorta di ideologie. Scambiandolo per "progresso" sono tornate tenebre e cecità morale e spirituale, la decadenza. Potrebbe essere una parabola del destino dell'Occidente che ripudia le sue radici giudeo-cristiane, e tanta gente segue a ruota. "Seguire a ruota" significa stare a breve distanza da qualcuno, fare la stessa cosa di qualcuno. Nel ciclismo, infatti, per non lasciarsi staccare da chi lo precede, un corridore cerca di mantenere la ruota anteriore della propria bici in corrispondenza di quella posteriore della bici di chi è avanti. Gesù diceva: "Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!" (Matteo 15:14). Sono ciechi pur avendo occhi buoni e come tanti, oggi, si ostinano a dire che ci vedono! Questo è ciò che accade nel racconto evangelico di Giovanni 9, che consideriamo sommariamente oggi. Gesù opera miracolosamente dando la vista ad un uomo che era nato cieco. I leader religiosi e politici di quel tempo si ostinavano a negare che il fatto fosse avvenuto e, soprattutto, pregiudizialmente, che Gesù fosse l'atteso Messia, il Salvatore del mondo. Erano inguaribilmente ciechi. C'è però chi, grazie a Dio apre gli occhi e che dice con piena persuasione: "Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?". Sentiamo il racconto.

Gesù guarisce un uomo cieco dalla nascita. Passando, vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va' a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane» (Giovanni 9).

I leader religiosi di quel tempo continuavano a giustificarsi in mille maniere. Noi sappiamo... noi vediamo... noi siamo a posto con Dio... noi siamo i rappresentanti ufficiali e successori legittimi di antiche istituzioni che hanno attraversato i secoli... noi siamo discepoli delle figure storiche che hanno dato origine al nostro movimento... le nostre scuole godono dell'autorevole contributo di valenti ed eruditi insegnanti. Già, e intanto, nella loro cecità si opponevano al Salvatore Gesù Cristo, da loro equiparato ai seduttori che pure allora sorgevano. Pur di mantenere il loro potere, come se fosse "l'unica garanzia" per tutti, mettevano in questione ogni cosa ...e sarebbero giunti ad inchiodare il Cristo su una croce! Come oggi, che si sospetta di tutto e di tutti e si trova modo di contestare praticamente ogni aspetto della rivelazione biblica che ha accompagnato il popolo di Dio per millenni. Erudizione incontestabile, "scienza" o arrogante e distruttiva ignoranza? Si può essere professori di teologia e "non capirne un tubo" (come si dice) di Dio perché, di fatto, con Dio non hanno un rapporto autentico. Come scrive l'apostolo Paolo, essi sono: "accecati nella loro mente, estranei alla vita di Dio a causa dell'ignoranza che è in loro e della durezza del loro cuore" (Efesini 4:18). Vero, si può essere degli "eruditi ignoranti"! Certo questo non può diventare una scusa per altri di evitare l'approfondimento e l'erudizione, sia bene inteso, ma tant'è.

Allora le loro valenti istituzioni, di cui andavano fieri, il loro tempio stesso a Gerusalemme, sarebbe stato distrutto nell'arco di una generazione ed essi, o eliminati fisicamente o dispersi per il mondo. Il Signore Gesù l'aveva predetto chiaramente. Da quella distruzione molti cristiani che vivevano nella terra di Israele, invasa dai romani, si sarebbero salvati avendo ubbidito alla parola profetica che intimava loro di fuggirsene lontano. Avevano dato fiducia al Cristo ed alle sue parole: molti altri, però, sarebbero morti nelle loro illusioni che le loro secolari istituzioni sarebbero state protette... Essi, cristiani, "vedevano", gli altri pensavano di vedere, ma erano ciechi, nonostante tutte le loro pretese.

Mentre quell'uomo, che era nato cieco e a cui il Cristo aveva dato la vista fisica, non aveva colpa alcuna per la sua condizione, la cecità spirituale di tanti, anche oggi, è una cecità moralmente riprensibile quando non credono alle Scritture e a Gesù Cristo - quando esse parlano loro della loro disperata condizione morale e spirituale in cui si trovano. Una tale condizione è indotta dalla loro ostinazione, dai loro interessati pregiudizi, dalle loro pretese, dal loro rifiuto di aver bisogno di un salvatore, del Salvatore - in una parola, indotta dal peccato. Essi persistono a giustificarsi e si rendono ciechi.

L'epistola ai Romani indica che, come non credenti "soffochiamo la verità" (Romani 1:18) e abbiamo "scambiato la verità di Dio con la menzogna" (Romani 1:25). Tale soppressione e sostituzione idolatra delle menzogne per la verità ci trasformano in stolti, anche se affermiamo di "essere sapienti" (Romani 1:22). In breve, il nostro rifiuto delle parole di Dio nella rivelazione distorce la nostra visione di Dio e della realtà. Tale ribellione deformante segna un punto di non ritorno morale e intellettuale. La certezza non può venire dal ragionamento, ma invece mette radici nei nostri cuori solo per opera dello Spirito Santo stesso.

La Scrittura dice: "Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi infatti conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato" (1 Corinzi 2:9–12)

In che modo allora siamo persuasi? Rispondendo proprio a questa domanda, il riformatore Giovanni Calvino afferma: "Illuminati dal suo potere crediamo che la Scrittura provenga da Dio, non sulla base del nostro giudizio né di quello degli altri; ma, al di sopra del giudizio umano, concludiamo con assoluta certezza, come se vedessimo la stessa maestà di Dio presente in esso, che ci è venuto dal ministero degli uomini dalla stessa bocca di Dio. . . . È una convinzione che non richiede prove razionali; una conoscenza con cui la mente riposa in modo più sicuro e costante rispetto a qualsiasi prova razionale; una consapevolezza che può nascere solo dalla rivelazione celeste. Parlo solo di ciò che ogni credente sperimenta..." (Istituzione della religione cristiana, 1.7.5)

Abbiamo bisogno di illuminazione. Diciamo: "Signore, non vedo chiaramente, anzi, non vedo affatto. Aprimi gli occhi dello spirito affinché, rinunciando a qualsiasi mia pretesa, io possa abbracciare per fede il Salvatore Gesù Cristo e ubbidire di tutto cuore alla verità che ci riveli nella tua parola scritta, la Bibbia. Nella tua misericordia, opera in me spiritualmente il miracolo che era avvenuto fisicamente a quell'uomo di cui ci parla il vangelo. Amen.



Domenica 22 Marzo 2020 - Quarta domenica di Quaresima


Preghiera: Padre d'ogni grazia, il cui benedetto Figlio Gesù Cristo discese dal cielo per essere il vero pane che dà la vita al mondo: dacci sempre di questo pane, affinché egli possa vivere in noi e noi in lui; che vive e regna con te e lo Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.

giovedì 12 marzo 2020

L'acqua fresca e pulita di un pozzo diverso dagli altri (Giovanni 4:5-42)



Mi ricordo che quand'ero piccolo andavo in vacanza presso due mie anziane zie ad est di Moncalieri, non lontano da Torino. Oggi quella zona è piena di palazzi ed affollata di gente, ma allora era come essere in campagna. Mi ricordo del grande orto che coltivavano e del recinto delle galline. Mi ricordo però anche di un pozzo dal quale si poteva attingere acqua girando una ruota metallica. L'acqua che sgorgava era fresca ed aveva un gusto particolare molto buono diversa da quella che esce dal normale rubinetto della rete idrica. Un tempo, per quella casa c'era solo quella fonte d'acqua ed era sufficiente per tutte le necessità della famiglia e dell'orto.

Nell'antico Israele l'acqua dei pozzi era considerata un prezioso dono di Dio. Quando Gesù, un giorno, affaticato per il viaggio, giunge ad una città della Samaria chiamata Sicar, arriva nei pressi di un pozzo fatto scavare dall'antico patriarca Giacobbe per la sua famiglia. Se ne erano serviti per secoli, e ne beneficiavano ancora gli abitanti di quel luogo, i Samaritani, anche se non erano propriamente ebrei. Gesù si siede presso quel pozzo ma non ha nulla per attingere acqua. Attende così che arrivi qualcuno. Era un'ora inconsueta, sul mezzogiorno, ed arriva con il suo otre, una donna samaritana. Gesù, così chiede a quella donna se può dargli da bere. E' con lei che Gesù comincerà una lunga conversazione. Non sarebbe stato appropriato allora intrattenersi con una donna sconosciuta e per giunta per lui straniera. Non importa, quel che ne esce è una lezione importante, per lei e per noi che riceviamo questo racconto. Non potremo oggi trattare tutti gli insegnamenti che contiene, ma ci concentreremo solo su uno che ha a che fare con l'aqua e il suo simbolismo. Sentiamone così prima il racconto. Lasceremo poi la lettura degli altri testi biblici connessi di questa domenica solo al termine della nostra riflessione per chi volesse pure sentirli direttamente.

"Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu lo avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»(Giovanni 4:5-42).

L'acqua è essenziale per la vita umana. Gesù, l'eterno Figlio di Dio fattosi uomo, ne aveva pure bisogno esattamente come noi. Chiede a quella donna un gesto di solidarietà verso di Lui. Sfidando le convenzioni di allora, lei gliela fornisce. Per lei non c'era nessun problema a farlo. C'erano lì solo loro due, e Gesù la accetta con riconoscenza. Gesù, nel corso della sua conversazione con quella donna, le propone, però, qualcosa che in quei termini la lascia allibita. Subito non si rende conto che Gesù parlava in modo figurato. Si tratta, però, di qualcosa di altrettanto importante come l'acqua lo è per il corpo e del quale solo Gesù ne è la fonte.

Infatti, non solo "forse", ma Gesù era ed è più grande anche di Giacobbe, al quale Dio aveva detto: "Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!" (Genesi 32:29). Gesù è la risposta alle aspettative di Giacobbe e di tutti I profeti di Israele. A che cosa è stato delegato Gesù, il Figlio eterno di Dio fattosi uomo, il Messia, il Salvatore? A mettere di nuovo, e a tutti gli effetti, creature umane in comunione con Dio, sorgente della loro vita. Solo così la loro "sete esistenziale", causata dal peccato, avrebbe potuto essere soddisfatta e per sempre! 

La cosa non è ancora ben chiara per quella donna, ma chiede a Gesù di ricevere quella "acqua", così come comanda di fare l'Evangelo. Gesù è ben lieto di poterlo fare, ma aggiunge qualcosa che riguarda la vita privata di quella donna. Gesù la chiama, di fatto, pure a ravvedersi dalla via disordinata alla quale era avvezza e della quale, con grande sorpresa di quella donna, Gesù era consapevole! Argomento scottante e imbarazzante, ma non sarebbe stato per lei un'opzione! 

Quella donna cerca così di cambiare l'argomento del discorso! Pensava: "Visto che costui sta parlando di religione ed è un ebreo, facciamogli una domanda di religione, magari su una questione controversa come sul 'dove' dobbiamo adorare Dio, a Gerusalemme oppure nei santuari della Samaria". Gesù le risponde dicendo che questioni religiose di quella fatta sono superflue e non sostanziali. Adorare Dio, essere in comunione con lui, non è questione del "dove", ma del "come". Verrà il giorno, anzi, è già venuto, in cui non avrà più alcuna importanza dove adorare Dio. Lo si può (e lo si deve) fare in qualunque luogo quando, grazie a Gesù, si riceve lo Spirito di Dio che tocca ogni aspetto della nostra vita. Inoltre sarà importante, anzi, essenziale, farlo in modo conforme alla verità rivelata, che esprime la Sua volontà.

E' proprio in quel momento che "cadono le difese" di quella donna e Gesù le si rivela apertamente, senza alcuna ambiguità, come l'atteso Messia. "Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te»". E' così che quella donna che, piena di una gioia incontenibile, lascia lì la sua anfora e senza alcun imbarazzo o riserva, va a chiamare I suoi compaesani, affinché vengano a conoscere Gesù. Di fatti: "...andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?»". Alla fine: "quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»".

Che magnifica lezione, vero? Chiamati dalla voce misericordiosa di Dio in Cristo ad abbandonare gli amari frutti della nostra ribellione a Lui per bere generosamente l'acqua fresca e dissetante che troviamo in Gesù, che è pienamente disponibile. E' proprio qui che si vede quanto futili siano tanti "dibattiti religiosi" e i soliti futili discorsi. In Gesù c'è ben altro e di maggior sostanza. Che ciascuno di voi, allora, possa in questo momento ripetere le parole del Salmo 95, che ora verrà letto.
Invito all'adorazione. Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. Perché grande Dio è il Signore, grande re sopra tutti gli dèi. Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. Suo è il mare, è lui che l'ha fatto; le sue mani hanno plasmato la terra. Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. Se ascoltaste oggi la sua voce! »Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: ,mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere. Per quarant'anni mi disgustò quella generazione e dissi: «Sono un popolo dal cuore traviato, non conoscono le mie vie». Perciò ho giurato nella mia ira: »Non entreranno nel luogo del mio riposo»" (Salmo 95).
Domenica 15 Marzo 2020 - Terza domenica di Quaresima


Preghiera: Onnipotente Dio, tu sai che non abbiamo alcun potere in noi stessi per poter aiutare noi stessi: preservaci sia esteriormente nel nostri nostri corpi che interiormente nelle nostre anime, affinché possiamo essere difesi da tutte le avversità che possono accadere al corpo e da tutti i pensieri malvagi che possono aggredire e ferire l'anima; per Gesù Cristo nostro Signore, che vive e regna con te e lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

martedì 3 marzo 2020

La necessità della rigenerazione (Giovanni 3:1-17)



Limitarci a vivere "secondo la carne" (è un'espressione biblica) è fare come i maiali che sguazzano nel fango e pure ne godono. Quello sta nella loro natura, e non puoi cambiarla. L'essere umano, però, era destinato a ben altro. Dante Alighieri fa dire ad Ulisse nel canto XXVI dell'Inferno nella sua "Divina Commedia": "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". Ulisse chiede cioè ai propri compagni di pensare alla propria origine: non sono stati creati per vivere come animali, ma per seguire la virtù e la conoscenza, per essere - diciamo noi - in consapevole e attiva comunione con Dio. E' quanto il Salvatore Gesù Cristo dice a Nicodemo, che pure era un'intellettuale, ma che pareva non sapesse nulla della necessità della personale rigenerazione o rinascita. Ascoltiamone il racconto dal vangelo secondo Giovanni, capitolo 3.

Gesù e Nicodèmo. "Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d'Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui" (Giovanni 3:1-17).

Il Salvatore Gesù Cristo dice a Nicodemo: "Tu sei maestro d'Israele e non conosci queste cose?". Già. Tanti ancora oggi non si rendono conto che l'umanità, anzi, tutti noi senza esclusione, abbiamo bisogno di una profonda rigenerazione morale e spirituale, altrimenti... Non lo sanno, o forse lo sanno, ma fanno finta di non saperlo e tirano fuori ogni sorta di scuse per non interessarsene. Come abbiamo citato all'inizio, bene diceva Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, in una terzina che vorrei che poteste ascoltare ancora una volta. Dice:

"'O frati', dissi "che per cento milia perigli siete giunti a l’occidente, a questa tanto picciola vigilia d’i nostri sensi ch’è del rimanente, non vogliate negar l’esperienza, di retro al sol del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Li miei compagni feci io sì aguti, con questa orazion picciola, al cammino che a pena poscia li avrei ritenuti" (Divina Commedia, Inferno, XXVI).

Non si tratta solo di crescere dal punto di vista culturale (che già è importante) ma di sviluppare virtù morali e spirituali che possano farci elevare dal livello dei bruti in cui siamo caduti come umanità (nonostante le belle maniere che potremmo avere) e che coltiviamo spesso con piacere, considerando questo modo di vivere persino "naturale". La realtà, perè è ben altra, come sappiamo nel profondo del nostro cuore. Infatti, come bene sintetizzano i Canoni di Dordrecht

"L'uomo è stato creato ad immagine di Dio. Nel suo sapere gioiva della vera e salutare conoscenza del suo Creatore nonché delle cose spirituali, di giustizia nella sua volontà e nel suo cuore, di purezza nei suoi affetti. È stato quindi creato interamente santo. Ma essendosi allontanato da Dio sotto l'influsso del Diavolo e ciò per sua spontanea volontà, si è privato da solo di questi eccellenti doni. Ha invece attirato si di sé, la cecità, orrendi tenebre, la vanità e la perversità di giudizio nel suo capire, la cattiveria, la ribellione e la durezza nella sua volontà e nel suo cuore, come pure l'impurità in ogni suo affetto". E ancora: "Tutti gli uomini sono perciò concepiti nel peccato e nascono figli di collera, incapaci di ogni bene salutare, propensi al male, morti nel peccato e schiavi del peccato. Senza la grazia dello Spirito che rigenera, non vogliono, né possono tornare a Dio, né correggere la loro natura depravata e nemmeno portarvi un miglioramento".

Una trasformazione interiore, la rigenerazione morale e spirituale è possibile. Non la possiamo attuare da noi stessi, ma è l'opera di Dio, lo Spirito Santo, per tutti coloro che, giunti ad essere profondamente consapevoli della loro miseria morale e spirituale e rinunciando ad ogni illusione, implorano Dio per esserne liberati e accolgono Gesù, il Cristo, che Dio ha mandato come nostro Salvatore. 

Nicodemo si sentiva irresistibilmente attratto da Gesù, sapeva che in lui, Gesù, c'era "qualcosa di speciale". Teme di farlo apertamente e va a trovarlo a casa sua, segretamente, di notte. Forse Nicodemo si vergognava di farlo apertamente. Nicodemo era "un intellettuale", temeva forse che suoi colleghi ridessero di lui se si fosse interessato "troppo" di Gesù. In una società come la nostra, ostile all'impegno verso Dio e che si prende gioco delle "persone religiose", probabilmente anche tu ti sei sentito o ti senti in imbarazzo per accostarti con sincero interesse alla persona di Gesù ed al suo messaggio. Forse anche tu ti nascondi nell'anonimato di un sito web. Forse avresti vergogna di entrare in un locale di culto, ad andare a far visita ad un ministro cristiano per fargli delle domande e perché ti esponga la via di salvezza che da sempre ci presenta la la Parola scritta di Dio. Era successo anche a me che ti parlo oggi. Mi aggiravo la domenica mattina fuori dai locali di una comunità evangelica, e per ben due o tre volte non ero entrato. Indubbiamente, però, era Dio che mi chiamava e mi stava attirando a sé. Nessun altro mi aveva incoraggiato a farlo. Una volta, però, un cristiano di quella comunità era lì, fuori che aspettava che fosse l'ora del culto ed aprissero le porte. Aveva notato la mia presenza forse altre volte. Ecco così che si accosta a me e mi parla. Quello era stato l'inizio, per me, di un cammino spirituale che mi avrebbe portato a conoscere veramente il Salvatore Gesù Cristo, le sue virtù, i suoi doni. Per me era stata una chiamata silenziosa. Rispondendovi, non ne sono mai stato deluso.

Con la vocazione personale che Dio ci rivolge, rispondendovi, scopriamo che, nonostante la nostra indegnità, è Dio che vuole cominciare in noi una grande opera che chiamiamo rigenerazione morale e spirituale, una nuova nascita. E' misteriosa come il vento che soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va. Poi, però, ti rendi conto che era reale e che Dio, in Cristo, voleva darmi la grazia della salvezza dalle miserie e dannazione del peccato, mettermi in consapevole comunione con Lui come discepolo di Cristo, per essere rinnovato profondamente e darmi un compito da svolgere nella diffusione del Suo regno. Qualcosa di simile era accaduto all'antico Abramo, che la Scrittura chiama "il padre dei credenti", loro prototipo. Ascoltiamo il testo che ci parla della chiamata di Abramo.

La chiamata di Abramo. "Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran" (Genesi 12:1-4).

Abramo non aveva meriti da vantare. Sapeva di essere un peccatore meritevole solo della perdizione, eppure la grazia di Dio lo elegge e lo raggiunge. Di Abramo l'apostolo Paolo scriveva le seguenti parole:

L'esempio di Abramo. "Che diremo dunque di Abramo, nostro progenitore secondo la carne? Che cosa ha ottenuto? Se infatti Abramo è stato giustificato per le opere, ha di che gloriarsi, ma non davanti a Dio. Ora, che cosa dice la Scrittura? Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia. A chi lavora, il salario non viene calcolato come dono, ma come debito; a chi invece non lavora, ma crede in Colui che giustifica l'empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. Così anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere (...) Infatti non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede. Se dunque diventassero eredi coloro che provengono dalla Legge, sarebbe resa vana la fede e inefficace la promessa. La Legge infatti provoca l'ira; al contrario, dove non c'è Legge, non c'è nemmeno trasgressione. Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi - come sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli -davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che non esistono" (Romani 4:1-5, 13-17).

Dio sta innalzando, attraverso l'annuncio dell'Evangelo, il suo Figlio Gesù Cristo per attirare a Lui, misteriosamente per noi, coloro ai quali vuole concedere la sua grazia, la salvezza dalle umane miserie. Probabilmente è quello che sta accadendo anche a te, se sei giunto fino a questo punto della nostra riflessione. Riascoltiamo il nostro testo evangelico che dice:

"...E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui".

Che il Signore voglia che questo accada pure a te, tanto che tu possa ripetere con piena consapevolezza della verità che esprimono, le parole del Salmo 121 che ascoltiamo ora e con le quali chiudiamo il nostro messaggio.

Salmo 121. Canto dei pellegrini. Alzo gli occhi verso i monti: chi mi potrà aiutare? L'aiuto mi viene dal Signore che ha fatto cielo e terra. Il Signore non ti lascerà cadere, veglia su di te, senza dormire. Certo non dorme né riposa, lui, che veglia su Israele. Su di te veglia il Signore, ti protegge con la sua ombra, sta sempre al tuo fianco. Il sole non ti colpirà di giorno, né la luna di notte. Il Signore proteggerà la tua vita, ti proteggerà da ogni male. Il Signore ti proteggerà quando parti e quando arrivi, da ora e per sempre!" (Salmo 121).


Domenica 8 marzo 2020 - Seconda domenica di Quaresima

Letture bibliche: Genesi 12:1-4; Romani 4:1-5, 13-17; Giovanni 3:1-17; Salmo 121

Preghiera: O Dio, la cui gloria è sempre quella di avere misericordia: sii misericordioso con tutti coloro che si sono smarriti dalle tue vie e riportali di nuovo con cuore penitente e fede ferma ad abbracciare e tenere ferma la verità immutabile della tua Parola, Gesù Cristo tuo Figlio; che con te e lo Spirito Santo vive e regna, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.