venerdì 21 febbraio 2020

Al di là delle apparenze (Matteo 17:1-9)



Oggi viviamo più che mai nell'epoca dell'apparire, dell'apparenza ingannevole. L'industria cinematografica è maestra in quest'ambito. Non tutto ciò che "appare", però, è quello che sembra, sia in positivo che in negativo. C'è chi appare grande, meraviglioso, bello e seducente, ma si tratta di un inganno, perché la realtà è ben diversa. C'è però anche chi appare insignificante, umile, di poco conto e valore, chi "non attira gli sguardi", che "non fa chiasso" ma che nasconde valori importanti, bellezza, ciò che più conta nella vita. Solo "pochi intenditori" se ne rendono conto, non le persone superficiali che badano all'apparenza. 
La gloria e l'identità straordinaria del Salvatore Gesù Cristo era nascosta allora agli occhi dei più e ancora oggi si nasconde nella "orrenda visione" di un uomo inchiodato su una croce. Solo pochi si rendono conto che proprio lì, invece, si nasconde Dio, la sapienza, la bellezza, la nobiltà, il vero amore, la giustizia, la vita, i valori ultimi dell'esistenza, quelli che salvano la nostra miserabile umanità. La gloriosa e unica identità di Gesù di Nazaret Dio la rivela a pochi eletti. Sì, non temiamo di usare questa espressione. E' ciò che accade, nel testo biblico che oggi consideriamo, nell'episodio evangelico della Trasfigurazione. Gesù un giorno prende con sé i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, e li porta - solo loro - su un monte, dove a essi egli rivela la gloria della sua identità, quella che ai più è nascosta. Si tratta di una sorta di "anteprima" dell'esperienza che I discepoli di Gesù faranno più tardi quando saranno testimoni della Sua risurrezione dai morti, della Sua vittoria sul peccato e sulla morte - anche questa riservata ad un numero limitato di persone. Tutto questo è del tutto coerente con gli eterni propositi di Dio - c'è un motivo ben chiaro - com'é evidente da tutto l'insegnamento biblico per chi, senza pregiudizi, ne affronta lo studio. Leggiamo così il testo di Matteo 17:1-9.

Lettura di Matteo 17:1-9 - La trasfigurazione. Gesù rivela in anteprima ad alcuni suoi discepoli la sua gloriosa identità.

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

Ecco così che Gesù prende con sé in disparte i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni e li conduce su un alto monte. Essi vengono condotti in alto, elevati, "educati", estratti dalle masse di questo mondo, per raggiungere un livello superiore rispetto alla percezione comune. "In alto" vengono fatti accedere alla dimensione di Dio stesso, quella che trascende questo mondo e dalla quale possono avere una prospettiva più ampia sulla realtà. Essi ricevono la grazia, il privilegio, di accedere alla presenza immediata di Dio stesso, normalmente inattingibile dalla creatura umana decaduta. A questa dimensione bisogna esserne "invitati" perché nessuno, contaminato com'è dal peccato, può essere ammesso alla santità di Dio. Si tratta dell'esperienza di Mosè, strumento scelto da Dio per liberare il Suo popolo e per dargli la Sua Legge. Si tratta pure dell'esperienza del profeta Elia. Il racconto della trasfigurazione di Gesù qui ricorda il modo in cui Mosè aveva condiviso la gloria del Signore dopo la sua visita alla montagna. Leggiamo quanto troviamo nell'Esodo 24:12-18 - Mosè, strumento di Dio per la rivelazione della Sua legge, viene chiamato a salire sul Monte Sinai per riceverla solennemente.

Il Signore disse a Mosè: 'Sali da me sul monte: quando sarai lassù, io ti darò le tavole di pietra su cui ho scritto gli insegnamenti e la legge per istruire gli Israeliti'. Mosè, accompagnato da Giosuè suo aiutante, salì sul monte di Dio, dopo aver detto agli anziani: 'Aspettateci qui fino al nostro ritorno! Aronne e Cur restano con voi; chiunque avrà una questione da regolare si rivolga a loro!'. Mosè salì dunque sul monte. La nube coprì la cima del monte e il Signore si manifestò sul Sinai in tutta la sua gloria. Essa appariva agli occhi di tutto il popolo come un fuoco divorante. La nube coprì il monte per sei giorni; al settimo il Signore dal mezzo della nube chiamò Mosè, e Mosè entrò nella nube e salì sulla cima. Egli rimase là quaranta giorni e quaranta notti. (TILC).

Davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni Gesù, così, viene trasfigurato davanti a loro: il suo volto brilla come il sole e le sue vesti diventano candide come la luce: è lo splendore di una realtà molto diversa da questo mondo. E' pure una ben attestata dottrina biblica che ai giusti, o giustificati, verrà dato un giorno nuovi corpi glorificati per entrare alla presenza di Dio (cfr. 1 Cor 15:42-49; 2 Corinzi 5:1-10) per condividere la sua gloria. Questa gloria Gesù, l'unigenito Figlio di Dio, la vive pienamente dall'eternità. Facendosi uomo per coloro che Gli sono stati affidati affinché ricevano la grazia della salvezza, Egli non ha mai contaminato la sua divina gloria. E' così che questi discepoli vedono Gesù trasfigurato e ottengono un'anteprima privata della grande gloria che Gesù avrebbe di nuovo avuto in seguito alla sua esaltazione.

L'apparizione con Gesù di Mosè ed Elia che "conversano" con Lui è pure significativa del fatto che non solo Gesù fa loro ripetere quell'esperienza, ma che c'è un indissolubile legame di continuità fra Gesù e tutto ciò che rappresenta l'Antico Testamento e che il Signore e Salvatore Gesù Cristo ne è il compimento ultimo.

Molti anni dopo, lo stesso apostolo Pietro, riflettendo su questa esperienza della trasfigurazione di Gesù scriverà le seguenti parole. Ascoltiamole.

Lettura di 2 Pietro 1:16-21 - L'apostolo Pietro era stato costituito da Dio fra I testimoni più importanti della persona ed opera del Cristo. In questo testo della sua seconda epistola egli mette in evidenza non solo la veracità della sua testimonianza, ma anche quella degli antichi profeti di Israele e, con loro, quella dell'intera Bibbia, Parola di Dio.

Infatti, vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: «Questi è il Figlio mio, l'amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l'abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l'attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino. Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio.

Testimonianza indubitabile, parola solidissima, verità incontrovertibile. Quanto disprezzo, derisione e dileggio tutto questo riceve nel nostro mondo! Quanta ignoranza e presunzione! Non sorprende: un mondo che era giunto a inchiodare su una croce il Signore della gloria credendo di liberarsene è il mondo dei perduti che pervicacemente continua anche oggi a riprodursi con le stesse caratteristiche. Pensa di vincere, di prevalere. Di esso il Signore Iddio se ne prende gioco, perché sarà spazzato via come merita. Lo illustra bene il salmo numero due che leggiamo proprio al termine della nostra riflessione.

Lettura del Salmo 2 - In questo salmo regale l'autore afferma lo status speciale del re davidico scelto da Dio stesso e mette in guardia le nazioni e i loro sovrani di sottomettersi all'autorità di Dio e al suo vice-reggente scelto abbandonando le loro futili pretese.

Perché questa rivolta di popoli, queste assurde pretese delle genti? Contro il Signore e il re da lui scelto si ribellano i re, cospirano i capi e gridano: 'Liberiamoci dal loro dominio, spezziamo le nostre catene!'. Dal suo trono nel cielo, però, ride il Signore e li disprezza. A loro si rivolge adirato e, spargendo terrore, proclama: 'Sono io che ho posto il mio re in Sion, montagna a me sacra'. Questo è il decreto del Signore al suo re: 'Tu sei mio figlio; io oggi ti ho generato. Chiedi: ti darò i popoli in possesso, sarà tua tutta la terra. Potrai distruggerli con scettro di ferro,
ridurli a pezzi come vasi d'argilla'. Signori e potenti del mondo, mettete giudizio, ascoltate: Servite il Signore con rispetto, adoratelo con grande timore: ché non scoppi improvviso il suo sdegno e voi non perdiate la vita. Felice chi confida nel Signore. (TILC).

Se tu che ascolti o leggi, giungendo fino a questo punto, ti rendi conto che è proprio così, come la Parola del Signore descrive, sei chiamato da Dio a ravvederti dall'aver escluso dalla tua vita il Signore della gloria trasgredendo I suoi giusti comandamenti. Allora potresti trovarti proprio fra coloro che Dio misericordiosamente vuole far oggetto della grazia della salvezza. Certo, è scritto che pochi sono gli eletti, ma tu non lasciarti turbare da questo. Abbandonati con fiducia al Salvatore Gesù Cristo e, crescendo nella conoscenza del Signore e della Sua Parola ne comprenderai il motivo, sicuro che tutto ciò che Egli compie è giusto e buono e ne sarai riconoscente. Felice chi confida nel Signore.

Domenica 23 febbraio 2020 - Ultima domenica dopo l'Epifanìa


Preghiera: O Dio, che prima della passione del tuo Figlio unigenito rivelavi la sua gloria sul monte santo: Concedici che, vedendo per fede la luce del suo volto, possiamo essere rafforzati per portare la nostra croce ed essere trasformati a sua somiglianza di gloria in gloria; per Gesù Cristo nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

martedì 11 febbraio 2020

Il nuovo è sempre migliore dell'antico? (Matteo 5:21-37)



Il nuovo è sempre migliore dell'antico? Probabilmente sì, se parliamo dello sviluppo della tecnologia, ma per tutto il resto, "gli antichi" erano spesso molto più saggi dei "moderni", basti pensare alle insuperate filosofie dell'antica Grecia di millenni or sono. Un equivoco di questo genere lo troviamo oggi spesso fra chi dice che l'Antico Testamento sarebbe "superato" dal Nuovo Testamento. No, non è così. La terminologia che usiamo, e spesso le traduzioni della Bibbia non abbastanza accurate, non aiutano molto al riguardo. Che dire dell'antica legge mosaica? Sarebbe stata sostituita dalla legge del Cristo, da considerarsi "più avanzata" e persino "più umana" di quella? No. Il Salvatore Gesù Cristo, nel testo che consideriamo oggi, dice esplicitamente di no. Leggiamolo, e poi, come sempre, faremo delle considerazioni. 
Dal vangelo secondo Matteo, capitolo 5, dal versetto 21 al 37, secondo la versione "La Bibbia della Gioia", "il Nuovo Testamento ed i Salmi con le parole di tutti i giorni". Queste parole di Gesù sono tratte dal suo"Sermone sul monte" e contengono il suo insegnamento su collera e pace, adulterio e scandalo, il divorzio, il giuramento.
"Secondo la legge di Mosè, la regola era: "Se uccidi, devi morire". Ma voglio aggiungere qualcosa a quella regola e dirvi che basterà che vi arrabbiate con un altro, e correrete il rischio di essere giudicati! Basterà che diate dello stupido a un vostro amico, per correre il rischio di essere portati davanti al tribunale di Dio. E se lo maledirete, correrete il rischio di finire nel fuoco dell'inferno. Perciò, se siete davanti all'altare del tempio per fare un'offerta a Dio e improvvisamente vi ricordate che un amico ha qualcosa contro di voi, lasciate la vostra offerta vicino all'altare e andate a scusarvi e a riconciliarvi con lui; poi tornate e fate la vostra offerta a Dio. Mettiti d'accordo in fretta col tuo avversario prima che sia troppo tardi, lui ti citi in tribunale e tu finisca in prigione, da dove non uscirai, finché non avrai pagato fino all'ultimo centesimo. Le leggi di Mosè dicono: "Non commetterete adulterio". Ma io aggiungo: basterà che guardiate una donna con desiderio e avrete già commesso adulterio con lei nel vostro cuore. Così, se il tuo occhio (anche se è il tuo occhio migliore) ti fa peccare, cavalo e buttalo via. Meglio perdere una parte del tuo corpo, anziché finire tutto intero all'inferno. E se la tua mano (anche se è la destra), ti fa peccare, tagliala e buttala via. Meglio questo, che trovarti per sempre all'inferno. La legge di Mosè dice: "Se qualcuno vuole dividersi da sua moglie, può divorziare, dandole semplicemente una lettera di ripudio". Ma io dico che un uomo che divorzia da sua moglie, a meno che non sia per infedeltà, la mette in condizioni di commettere adulterio. Ed anche chi la sposa commette adulterio. La legge di Mosè dice ancora "Non verrai meno ai giuramenti fatti a Dio, ma li manterrai tutti". Ma io vi dico: non fate giuramenti! Perfino dire "per il cielo!" è un giuramento sacro a Dio, perché il cielo è il trono di Dio. E se dite "per la terra!" è un giuramento sacro, perché la terra è lo sgabello dei suoi piedi. E non giurate "per Gerusalemme!" perché Gerusalemme è la capitale del grande Regno. Non giurate neppure sulla vostra testa, perché non potete cambiarvi un solo capello, bianco o nero che sia. Dite semplicemente "sì", se è sì, "no", se è no. Tutto il resto viene dal maligno".
Le versioni tradizionali di questi testi presentano Gesù che dice: "Voi avete udito che fu detto agli antichi ... ma io vi dico" (Riv.). Che valore dare a quel "ma"? Forse significherebbe che qui Gesù squalifica la Legge dell'Antico Testamento dandocene una migliore, la sua? No: se fosse così Gesù contraddirebbe ciò che egli stesso afferma nel versetto 17: "Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento". Gesù conferma l'eterna validità di quella legge, che è la legge di Dio, ma estende ed approfondisce il suo significato andando oltre ad una semplice ubbidienza alla lettera di quei comandamenti. Lungi dall'abrogarli, Gesù dà, di quei comandamenti, la loro corretta interpretazione e "li compie" nel senso che Egli stesso li osserva pienamente.

Se prendiamo i Dieci Comandamenti, il Decalogo, ciascuno di essi, infatti, condensa in una frase princìpi che si estendono ad una grande varietà di situazioni. Nel testo che abbiamo letto, il Salvatore Gesù Cristo menziona diverse aree di comportamento umano.

Consideriamo il comandamento "Non uccidere". Questo comandamento, di fatto, indica la sacralità della vita umana. Ogni essere umano è una creatura di Dio fatta a Sua immagine e somiglianza. Ogni creatura umana senza distinzione alcuna, dal suo concepimento alla morte naturale, è portatrice di dignità inviolabile e deve essere rispettata. Il comandamento, quindi, non solo condanna l'omicidio arbitrario, l'assassinio, ma riguarda pure la proibizione, ad esempio, dell'aborto volontario o dell'eutanasia. Niente scuse! Ma non solo! Riguarda pure come trattiamo gli altri, che non ci è lecito insultare, umiliare, abusarne o sfruttare in qualsiasi maniera. Anche se non uccidiamo fisicamente, spesso esprimiamo verso di loro disprezzo in tanti modi e questo pure ci condanna. Gli esempi potrebbero essere innumerevoli. Anche le parole, come ben sappiamo, possono ferire ed uccidere! Solo Dio può sovranamente disporre della vita umana - ed è sempre la Sua legge che stabilisce quando sia lecito reprimere, condannare e persino uccidere e come, e non altrimenti. Il comandamento del "Non uccidere" riguarda l'arbitrio umano al di fuori di quanto la Legge di Dio prescrive nella sua interezza che può anche includere l'uccidere, ma nei limiti e modalità che essa stessa stabilisce. In positivo, il "non uccidere" implica la promozione e la protezione della vita umana ad ogni livello. Questo include lo sforzo a riconciliare dissensi e liti quando possibile.

Prendiamo la questione dell'adulterio e del divorzio. Il comandamento indica il rispetto che dobbiamo avere per la sessualità umana e per l'integrità famigliare, che pure deve rispondere alle ordinanze creazionali. Ogni minimizzazione in questo senso Dio la condanna. L'espressione della sessualità umana, come ogni altra cosa, è delimitata e regolamentata dalla Legge di Dio. Essa non è "libera" e "circostanziale" come magari vorremmo noi. Il rispetto per la sessualità umana, secondo quanto Gesù stesso qui indica, deve essere espresso oltretutto anche dai nostri pensieri, dal reprimere ogni espressione di concupiscenza, quand'anche rimanesse limitata solo alla fantasia. La concupiscenza è una mala pianta che, se coltivata, prima o poi uscirà allo scoperto e farà danni. La Scrittura dice, infatti:  "La concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte" (Giacomo 1:15).

Il Salvatore Gesù Cristo si riferisce, nel nostro testo, pure alla questione del giuramento perché il comandamento ha a che fare con la protezione e la promozione della verità. Colui o colei che appartiene a Dio deve ricalcarne il carattere. Dio è Dio di verità e fedeltà, e così deve essere la creatura umana che è fatta a sua immagine e somiglianza. Questa "somiglianza" deve spingerci fino al punto di non aver bisogno di giuramenti per certificare la veracità di quel che diciamo o ci impegnamo a fare, perché mentire sarebbe per noi inconcepibile. Il comandamento ci impegna ad essere sempre uomini e donne di verità, persone che si battono perché la verità sia preservata e fatta conoscere, persone che denunciano e smascherano la menzogna. L'Antico Testamento afferma: "Il giusto odia la menzogna, ma l'empio getta sugli altri discredito e vergogna" (Proverbi 13:15). Così pure nel Nuovo Testamento, dove l'apostolo afferma: "Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri" (Efesini 4:25). Nel libro dell'Apocalisse si parla dei redenti in cielo in questi termini: "Essi sono quelli che seguono l'Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all'Agnello. Nella bocca loro non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili" (Apocalisse 14:4.5).

Nel tempo limitato a nostra disposizione non possiamo, ovviamente, trattare tutto ciò che le parole di Gesù qui ci insegnano. Abbiamo solo accennato a qualche aspetto della Sua dottrina. In ogni caso, quel che è chiaro è che la Legge di Dio è eterna e di validità universale. Essa ha diverse importanti funzioni: quella di accusarci di inadempienza e di spingerci al ravvedimento ed all'invocazione della persona ed opera del Salvatore Gesù Cristo. Essa continua ad avere, poi la sua funzione di regola buona e giusta di vita che ogni figliolo di Dio segue con riconoscenza, consapevole che da essa dipende la sua stessa vita. Lungi dall'averla abolita o superata, o persino rimpiazzata, Gesù la onora pienamente e la adempie, insegnandoci, nel resto delle Sacre Scritture, tutte le sue vaste implicazioni.

Credo che non ci sia modo migliore per evidenziare il valore vitale della Legge di Dio che leggere dal Libro del Deuteronomio il testo che si trova al capitolo 30 dal versetto 15 al 20, come pure, al termine, la prima parte del Salmo 119.

"Questi ordini, che oggi vi do, non sono incomprensibili per voi, e neppure irraggiungibili. Essi non stanno in cielo, così da dover dire: 'Chi salirà in cielo e li porterà a noi, perché possiamo conoscerli e metterli in pratica?'. 'Essi non stanno neppure al di là del mare, così da dover dire: 'Chi andrà al di là del mare e li porterà a noi, perché possiamo metterli in pratica?'. 'La parola del Signore è molto vicina a voi, l'avete imparata e la conoscete bene; vi è possibile metterla in pratica. 'Fate attenzione, oggi vi propongo la scelta tra vita e felicità da una parte, morte e sventura dall'altra. Per questo oggi vi ordino di amare il Signore, vostro Dio, di seguire la sua strada e di osservare i suoi ordini, le sue leggi e le sue norme. Così vivrete e diventerete numerosi, e il Signore, vostro Dio, vi benedirà nella terra che state per conquistare. Ma se allontanerete il vostro cuore da lui e gli disubbidirete, se cederete alla tentazione di inginocchiarvi davanti ad altri dèi e di rendere loro culto, già da oggi vi dichiaro che farete una brutta fine: non rimarrete a lungo nella terra che state per conquistare al di là del fiume Giordano. 'Oggi il cielo e la terra mi sono testimoni: vi propongo la scelta tra vita e morte, tra benedizione e maledizione: scegliete dunque la vita, così voi e i vostri discendenti potrete vivere! Questo sarà possibile se amerete il Signore, vostro Dio, se gli darete ascolto e gli rimarrete fedeli. Solo lui, infatti, vi dà la vita e tanti anni per abitare nella terra, che ha promesso di dare ai vostri padri, ad Abramo, Isacco e Giacobbe'.

Lettura del Salmo 119 dal versetto 1 al versetto 8

Felice l'uomo che vive senza colpa e cammina secondo la legge del Signore. Felice chi osserva i suoi precetti e lo cerca con tutto il cuore, chi non commette iniquità
e cammina per i suoi sentieri. Signore, hai stabilito i tuoi decreti perché siano eseguiti con cura. Rimanga ben saldo il mio passo nel seguire i tuoi ordini. Allora non proverà vergogna nel considerare tutti i tuoi comandamenti. Ti loderò con cuore sincero imparando le tue giuste decisioni. Osserverò i tuoi ordini: tu non abbandonarmi mai!

Domenica 16 febbraio 2020 - Sesta domenica dopo l'Epifania

Letture bibliche: Deuteronomio 30: 15-20; 1 Corinzi 3: 1-9; Matteo 5: 21-37; Salmo 119: 1-8

Preghiera: O Dio, forza di tutti coloro che hanno fiducia in te: accetta misericordiosamente le nostre preghiere; e poiché nella nostra debolezza non possiamo fare nulla di buono senza di te, dacci l'aiuto della tua grazia, affinché osservando i tuoi comandamenti possiamo farti piacere sia nella volontà che nelle azioni; per Gesù Cristo nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

mercoledì 5 febbraio 2020

Pragmatica o devozionale? (Matteo 5:13-20)



Oggi spesso ci troviamo di fronte a due tipi di predicazioni cristiane che corrispondono a due diverse interpretazioni del cristianesimo: quella pragmatica e quella devozionale. La prima s'incentra su ciò che noi dovremmo fare, cioè sull'etica e sulla morale cristiana, opere sociali e comportamenti. La seconda s'incentra sull'essere, sulla spiritualità, sul nostro rapporto con Dio, come stabilirlo e come coltivarlo. La prima corre il rischio di essere semplicemente moralistica e legalista: chiede di fare quel che di fatto la gente non è in grado di fare se non è stata effettivamente rigenerata da Dio ed ha rapporto autentico con Lui. La seconda corre il rischio, promuovendo solo spiritualità, di essere "disincarnata" e antinomista - non educa effettivamente il credente a conformare la sua vita ai doveri morali stabiliti da Dio. "Essere" e "fare", "orizzontale" e "verticale", nell'insegnamento di Gesù, però, sono sempre strettamente congiunte. Lo vediamo nella lettura biblica di oggi: Matteo 5:13-20.
"Siete voi il sale del mondo. Ma se il sale perde il suo sapore, come si potrà ridarglielo? Ormai non serve più a nulla; non resta che buttarlo via, e la gente lo calpesta. Siete voi la luce del mondo. Una città costruita sopra una montagna non può rimanere nascosta. Non si accende una lampada per metterla sotto un secchio, ma piuttosto per metterla in alto, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così deve risplendere la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano il bene che voi fate e ringrazino il Padre vostro che è in cielo. Non dovete pensare che io sia venuto ad abolire la legge di Mosè e l'insegnamento dei profeti. Io non sono venuto per abolirla ma per compierla in modo perfetto. Perché vi assicuro che fino a quando ci saranno il cielo e la terra, nemmeno la più piccola parola, anzi nemmeno una virgola, sarà cancellata dalla legge di Dio; e così fino a quando tutto non sarà compiuto. Perciò, chi disubbidisce al più piccolo dei comandamenti e insegna agli altri a fare come lui, sarà il più piccolo nel regno di Dio. Chi invece mette in pratica i comandamenti e li insegna agli altri, sarà grande nel regno di Dio. Una cosa è certa: se non fate la volontà di Dio più seriamente di come fanno i farisei e i maestri della Legge, non entrerete nel regno di Dio" (Matteo 5:13-20).
Il Salvatore Gesù Cristo chiama a sé uomini e donne e li accompagna a stabilire un rapporto personale con Dio Padre, simile a quello che Egli stesso esemplifica nella sua intensa vita di preghiera. Il Suo esempio, però, si estende, anzi, è indissolubilmente congiunto, a compiere "le opere di Dio", vale a dire a conformare la vita alla volontà rivelata di Dio nei loro pensieri, parole ed azioni. Essere discepoli di Gesù, infatti, è simile ad essere apprendisti presso un artigiano. Stabilisci un rapporto con un esperto artigiano, hai fiducia in lui, ti impegni con lui, e lui, gradualmente, ti insegna la sua arte. Chi si avvicina al Salvatore Gesù Cristo, infatti, gli si rende totalmente disponibile abbandonando ogni "impegno" precedente ed impara da Lui. Impara chi è Dio e come rapportarsi con Lui e, attraverso la pratica della Sua Legge rivelata, conforma a quella I suoi pensieri, parole ed azioni. E' ciò che deve avvenire, di regola, nell'ambito della comunità cristiana - il luogo dove ricevi l'insegnamento biblico e in esso "ti eserciti". Lo fai prima con I tuoi fratelli e sorelle in fede e poi nel modo in cui ti rapporti con le persone di questo mondo in generale, svolgendo, nei loro confronti, quelle responsabilità alle quali Dio ci chiama nella Sua Parola.

Si tratta di ciò che vediamo evidenziato nel testo biblico di oggi, Gesù ci chiama i Suoi discepoli ad essere "sale" e "luce" nel mondo. Lo è Gesù stesso per primo ed in modo supremo, ma così deve diventare - nelle debite proporzioni - ogni suo discepolo. Il sale serve per dar sapore e conservare. In questo mondo la vita di tanti, troppi, è "insipida". Si provano uno dopo l'altro tanti cose come si provano diversi tipi di cibi, ma alla fin fine nessuno di essi ci soddisfa veramente, perché sempre "manca qualcosa". La vita è vuota, frustrante, senza senso. Manca un elemento importante: il "sale" di vivere la nostra esistenza in comunione con il nostro Creatore e dalla Sua prospettiva. Il cristiano è chiamato da Cristo a esemplificare e comunicare una vita che abbia sapore, e questa vita la si può trovare solo in Dio.

Il sale, però, serve anche a conservare, a preservare. Questo mondo vorrebbe distruggere, nel suo odio verso il Dio vero e vivente, tutto ciò che è bello, buono, importante. Vorrebbe smantellare I principi e valori biblici, quelli giudeo-cristiani: come, per esempio, il rispetto della vita dal suo concepimento alla morte naturale, la famiglia come Dio l'ha voluta fin dall'inizio, l'uguaglianza e la diversità fra uomo e donna, una sessualità ordinata e regolata, l'amore per la verità e la giustizia, il rispetto per la proprietà privata e la solidarietà con chi è nel bisogno. I cristiani sono chiamati ad esemplificare, preservare e promuovere in questo mondo - ed in ogni ambito della vita - principi e valori come questi. Se non lo fanno, perdono la funzione a cui Dio li chiama e non servono più a nulla. Una chiesa che si estingue e "viene calpestata" è spesso una chiesa che non fa, in questo mondo e verso questo mondo, ciò che dovrebbe fare.

Dove si trovano, però questi principi e questi valori? Nella Legge rivelata di Dio! Essi sono riassunti nella Legge dei Dieci Comandamenti, o Decalogo, e vengono spiegati ed applicati nei campi più diversi attraverso tutto l'insegnamento biblico. Ecco perché Gesù dice: "Non dovete pensare che io sia venuto ad abolire la legge di Mosè e l'insegnamento dei profeti. Io non sono venuto per abolirla ma per compierla in modo perfetto". Ecco perché la comunità dei discepoli di Cristo deve insegnare la Legge rivelata di Dio affinché tutti la conoscano, la appredano, si esercitino in essa, la pratichino e, a loro volta, la insegnino ad altri - e lo facciano diligentemente! Perché, continua Gesù: "Vi assicuro che fino a quando ci saranno il cielo e la terra, nemmeno la più piccola parola, anzi nemmeno una virgola, sarà cancellata dalla legge di Dio; e così fino a quando tutto non sarà compiuto". Questa Legge rivelata di Dio la dobbiamo metterla in pratica in ogni ambito della vita e, esemplificandola, insegnarla ad altri. La nostra responsabilità di discepoli di Gesù qui è chiaramente delineata: "Perciò, chi disubbidisce al più piccolo dei comandamenti e insegna agli altri a fare come lui, sarà il più piccolo nel regno di Dio. Chi invece mette in pratica i comandamenti e li insegna agli altri, sarà grande nel regno di Dio. Una cosa è certa: se non fate la volontà di Dio più seriamente di come fanno i farisei e i maestri della Legge, non entrerete nel regno di Dio". Più chiaro di così, il Salvatore Gesù Cristo non potrebbe essere. Eppure c'è sempre oggi, come si dice, "chi abbozza"...

La confessione di fede di Ginevra del 1536 formula in modo molto chiaro e bello quei principi biblici che pure sono espressi nelle altre Confessioni di Fede della Riforma protestante. Il terzo articolo dice a riguardo della Legge rivelata di Dio:

"In quanto non vi è che un solo Signore e Maestro che possa avere dominio sulla nostra coscienza e in quanto la Sua volontà è la sola regola di ogni giustizia, noi confessiamo che tutta la nostra vita debba essere regolata dai comandamenti della Sua santa legge, nella quale è contenuta ogni perfezione di giustizia, e che noi non dobbiamo avere altra regola di vita buona e giusta, né inventarci altre opere buone per integrare quelle che vi sono contenute, com'è scritto in Esodo 20".

Stabilire, dunque un autentico e profondo rapporto con Dio Padre, come il Salvatore Gesù Cristo esemplifica è insegna è fondamentale. Non dobbiamo, però, limitarci a quello, se mai fosse possibile, ma imparare dalla Legge rivelata di Dio a praticarla in ogni ambito della nostra vita. Lo possiamo fare a livello individuale, ma soprattutto nell'ambito di una comunità cristiana equilibrata dove "il verticale" e "l'orizzontale" della divina vocazione viene diligentemente praticato, e poi, evidentemente nel più vasto mondo. Che possa essere così per ciascuno che abbia ascoltato o letto questa riflessione.

Domenica 9 Febbraio 2020 - Quinta Domenica dopo l'Epifanìa


Preghiera: Liberaci , o Dio, dalla schiavitù dei nostri peccati e donaci la libertà di quella vita abbondante che ci hai fatto conoscere in tuo Figlio nostro Salvatore Gesù Cristo; che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.